Pubblicato in: Conversazioni, Piccolezze

Delitto giraffa

«S., hai mai visto Delitto a luci rosse

«The little…?»

«Delitto a luci rosse

«Come?? The little giraffa??»

«Delitto giraffa?! Ma che hai capito?! Delitto a luci rosse

«The little…?? Continuo a non capire!!»

«Nah, ma sei sorda?! Delitto a luci rosse!!!»

«Va be’, ma il titolo in italiano qual è?»

«S., questo è il titolo!!»

«The little… Mah, forse sono io che non capisco l’inglese.»

«L’inglese?!»

Tratto da una conversazione realmente avvenuta tra S. ed una sua coinquilina.

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Pubblicato in: Conversazioni, Piccolezze

Psi

Trova la pancetta

Foto3820TEST: trova la pancetta.

Ahahaha!!! Mi fai morire!!!

Ahah, grazie! IO UN ATTIMO, MI SON GIRATA, UN ATTIMO!!! E HO VISTO LA CUCINA ANDARE A FUMO!!!

Ahah, vorrei vederti!! Era buona??

Sì, guarda, era dolcissima, mai provato di meglio! E’ un vero peccato che tu non l’abbia provata.

Sto morendo, ahahah!! Posso mandarla a mia mamma? Ti prego ti prego ti prego

Va bene. Ovviamente devi precisare che è opera tua.

Ahah, non ci crederebbe mai! Ma l’hai buttata, vero? 

No, non l’ho buttata, l’ho condita con un po’ di terra, caffè e catrame come contorno: una bomba!

Ahah, quasi ti credo! Ma con cosa volevi farla?

Con la zucchina.

Hai fatto pasta e zucchine?

Eh già, dovevo consumare sia la pancetta che la zucchina… Alla fine c’ho aggiunto il tonno ed una sottiletta, ma poi si è sentito solo il tonno e 13 kg di olio.

Agh!!!!! Sottiletta!!!

E’ buonissima, va forte con tutto! La puoi fare come vuoi, esce bene con ogni cosa! Dolce, salato, T-U-T-T-O.

Ahah, ti adoro!!

Ahah, grazie, troppo gentile! Fammi sapere cosa dice tua mamma!

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in: Autrici, Varie

Liebster award

liebsternewblog

Beh, che dire…questa nomination ricevuta da Miss Precisetti, che ringraziamo, ed accettata con molto molto piacere  è stata una bella ed inaspettata sorpresa!.Abbiamo appurato che non sono previsti premi in vil danaro, ma direi che già la gratifica è un bel premio..

Queste le sue domande:

  1. Perché hai deciso di aprire un blog?
  2. Un post di altri che vorresti aver scritto tu.
  3. Descriviti con il verso di una canzone.
  4. Il tuo blog in tre parole.
  5. Un sogno nel cassetto.
  6. Personaggio di finzione preferito.
  7. Personaggio storico preferito.
  8. Il tuo peggior difetto.
  9. Cosa apprezzi di più in un post?
  10. Il piatto che adori.
  11. Dimmi tre motivi per seguire il tuo blog.

E queste le risposte di M., la Socia sta studiando micromacrobioqualcosa.
P.S. Socia è così stressata che ha mollato Micromacrobioqualcosa.

Risposte

1. M: Perché a me e Socia sembrava divertente gestire un blog insieme.
S: L’idea è stata di M., l’ho accolta al volo, mi è sembrata da subito davvero intrigante e, diciamo, “giusta” (qualcuno che mi capiva, mi apprezzava e condivideva una sensibilità affine alla mia c’era e non me n’ero mai accorta)!

2. M: Ce ne sono troppi per sceglierne uno.
S: Nulla da aggiungere a quanto sostiene M.

3. M: Biagio Antonacci: “Mai, non ti prendi mai per come sei, smetti di pensare per un po’, prova a liberarti tu da teeeeeeee”
S: “…ma vorresti sparire in mezzo a tutte queste facce, come se con te sparisse anche il dolore senza lasciare tracce…”, Cesare Cremonini

4. M: Un-Esperimento-Divertente.
S: Un passatempo passionale.

5. M: Un figlio.
S: Serenità.

6. M: Alice nel paese delle meraviglie
S: Dubhe (protagonista della trilogia “Le guerre del Mondo Emerso” di Licia Troisi)

7. M: Boh.
S: Caligola -era bellamente pazzo.

8. M: Pignola.
S: Asociale.

9. M: La capacità di mantenere alta l’attenzione del lettore.
S: La profondità emotiva e stilistica.

10. M: Patatine fritte
S: Arancini.

11. M: C’è M. che brontola, c’è S. sociofobica e le mescoliamo!
S: E’ variegato.

REGOLE

Ecco cosa fare per partecipare:

  1. Pubblicare il logo del Liebster award sul proprio blog
  2. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo
  3. Rispondere alle sue 11 domande
  4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 follower
  5. Formulare altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati
  6. Informare i tuoi blogger della nomination.

Grazie a tutti i blogger nominati (anche quelli che non avranno tempo/voglia di partecipare)!

NOMINATION

Fantachirurgia

clipax

quasi40anni

cdgiei

amy27lee

gianlucamarcucci

cLf

lestanzedimichela

smadonno

Erik

kikkakonekka

Le 11 domande:

  1. E’ il tuo primo blog?
  2. Cosa ti piace di meno della sua gestione?
  3. Per quanto pensi lo terrai aperto e aggiornato?
  4. Il commento più divertente e/o interessante ricevuto su un tuo post?
  5. Preferisci leggere o scrivere?
  6. Mare o montagna?
  7. Canzone preferita?
  8. Quale quadro e/o scultura ti rappresenta di più?
  9.  Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
  10. Cos’è per te il tuo blog?
  11. In quale personaggio letterario, musicale, teatrale, storico od artistico ti identifichi di più?

 

 

Pubblicato in: Pensieri, Piccolezze

Due ragazzette

Due ragazzette si son avvicinate, camminavano con la borsetta, cercavano di atteggiarsi come donne adulte, facevano domande mature. Ma poi non hanno resistito alla voglia di giocare. Avevano 12 anni. Ecco, in pratica ho preso parte ad un progetto veramente simpatico: consisteva nel giocare con i bambini, i quali dovevano armarsi di pupazzo e portarlo da noi studenti di Medicina per curarlo nei diversi reparti da noi stessi appositamente allestiti. L’iniziativa era finalizzata proprio a smontare le inquietudini che i più piccoli nutrono nei confronti dell’ambiente sanitario. Confidando nelle mie disabilità sociali, ho temuto gli esiti più catastrofici. E invece no, è andato tutto a buon fine, tutto diversamente da come mi aspettavo: ne sono rimasta semplicemente entusiasta. Accalappiavo bambini di qua e di là, riuscivo a coinvolgere anche quelli più chiusi, sentendomi trionfante e fiera di ciò. Mi sono schiusa celermente, trovandomi a mio agio: ero con altre persone e mi trovavo bene, in armonia con tutto, il che è un fatto veramente eccezionale, per me. Tuttora il benessere non si è diradato, ce l’ho addosso e mi sento benissimo, appagata ed inspiegabilmente energica. Ci ho pensato un po’ su ed ancora ci penso. Ho notato che con i bambini sono quasi sempre a mio agio: capisco i loro desideri, mi adatto alla loro immaginazione, assecondo la loro fantasia. Mi piace, mi va bene così. E forse ho pensato che sono troppo infantile (nel senso positivo del termine, fanciullesca) per interagire in una società cinica e degradata quale quella degli adulti. E penso anche che sia un vero peccato, il fatto che veniamo al mondo puri e ci deterioriamo strada facendo. Da piccoli abbiamo tutto con niente e da grandi non abbiamo niente con tutto. Per questo nasciamo felici e moriamo tristi.

Due ragazzette si son avvicinate, camminavano con la borsetta, cercavano di atteggiarsi come donne adulte, facevano domande mature. Ma poi non hanno resistito alla voglia di giocare. Avevano 12 anni. Mi hanno intenerita forse più loro di qualunque altro bimbo. Perché alla fine ognuno di noi finisce con l’essere una di quelle due ragazzine: si sforza di essere una persona rispettabile ed onorevole dinanzi ai propri simili, ristagnandosi in uno stato di apatia imprescindibile, ma alla fine finisce sempre col cedere alla tenerezza più intima dinanzi alla bellezza più innocente, regredendo ad uno stadio di felicità primordiale che aveva accatastato in un angolo di memoria.

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Pubblicato in: Piccolezze

jobless

Solo una breve riflessione con relativo momentaneo imbruttimento:

Stamattina in macchina avevo come sempre la radio in sottofondo e durante il riepilogo delle notizie la giornalista di turno attira la mia attenzione con questa parola: JOBLESS.

Se ho ben capito era il riassunto del rapporto istat annuale: pare che un buon numero di famiglie italiane vivano senza percepire redditi da lavoro.

Allora, mettendo da parte il fastidio che sti termini inglesizzanti mi provocano, che non ho mai capito perchè se sono italiana devo parlare in inglese… ma … Jobless??? Cos’è? Siamo arrivati al punto di doverci vergognare di essere disoccupati e allora troviamo una parola che fa figo? O forse i soggetti che hanno causato lo stato di fatto delle famiglie italiane pensano che usando parole nuove non si capisca cosa stanno combinando?

Non so che dire. Sta di fatto che in Italia siamo troppo avanti, milioni di famiglie jobless che la temuta disoccupazione a loro gli fa un baffo.

Ecco. Imbruttimento passato. Torno al mio posto tra i soggetti job-dotati.

M.

Pubblicato in: Racconti

Non pensare

«No, grazie… Davvero… No, non devo vedermi con nessuno, sono solo un po’ stanco… No!, no!, te l’ho già detto!… Senti, oggi non è serata e basta, ok?!… Sì, ci mancherebbe… Sì, non mi faccio problemi, vai pure senza di me… Quante volte dovrò ripetertelo, per diamine?!… Sì, certo, tutto bene… Ok, ci sentiamo… Divertiti.» riattaccò il telefono e lo gettò sul tavolo. Sbuffando, sprofondò nel divano, ed in quella tristezza che da giorni lo cullava. Il televisore continuava a brontolare: aveva deciso di lasciare sull’unica cosa che di apprezzabile trasmettevano, ovvero un programma deliziosamente trash, giusto per farsi un po’ di compagnia e sentirsi meno solo. Si sentiva il pubblico sghignazzare, ma lui non aveva nulla da gioire: una patina di malinconia rivestiva ogni qualsiasi cosa.

caniplaywithmadness_iron_maiden_album_artwork_by_derek_riggsAgguantò il pacco di chips che giaceva ai suoi piedi e cominciò a sgranocchiarne quanti più possibile. Lo consumò in pochi minuti. Era nervoso, molto nervoso. La testa ronzava rumorosamente e un peso gli comprimeva le viscere. Aveva bisogno di non pensare, aveva bisogno di fare qualcosa e non pensarci, Non pensare, non pensare… Il peso diveniva man mano più pungente e la testa ribolliva furiosamente. Si rizzò in piedi, cominciò a camminare avanti e indietro per la stanza, Non pensare, non pensare… Sospirò, spense quello sciocco programma, prese le chiavi e, con le palpitazioni e l’affanno, uscì.

Si avviò a piedi, non c’era nessuno in quel momento e il freddo pungente lo fece rabbrividire per un momento. Un passo, due, tre, quattro, cominciò a contarli come se quel gesto potesse impegnare così tanto la mente da cancellare ogni alto pensiero che in essa turbinava.

Cinque, sei, sette, ancora non bastava. Otto, nove, dieci, undici. Niente da fare, quell’inutile conta serviva solo a farlo innervosire un po’ di più, se solo fosse possibile esserlo più di così. Si bloccò lì, sul marciapiede e si guardò attorno. Non c’era nessuno, ma la sensazione che qualcuno fosse lì, dietro qualche angolo scuro ad osservarlo e prendere nota di ogni suo gesto non faceva che aumentare l’agitazione. Trattene il respiro, diede un ultimo sguardo alle vie deserte e infine si risolse a tornare indietro.

Era meglio prendere l’auto, a quell’ora le strade erano tranquille e avrebbe potuto vagare anche tutta la notte senza il pensiero che qualcuno lo seguisse per spiare le sue mosse.

Nessuno doveva vedere.

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Pubblicato in: Poesie

La Croce dei Poeti

Spirto opulento
spirto virulento
s’addenta il labbro
per mordere il silenzio
e nutrirsi di verità – virtù violenta,
anarchica virtù,
carcassa di pace occulta
-non muoverti, spirto animale:
la carne è cruda
i sogni scotti
avvezzi alla bellezza dell’orrore
che la bellezza della Vita
pur sempre
per sempre
è
oh spirto genuflesso
a questa croce d’auro aulente
-la Croce dei Poeti

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Pubblicato in: Sogni

La porta resta aperta

Torno nella città dove studio e non ricordo più la strada per casa Entrano degli amici nella mia stanza, c’è polvere, la nascondo con un piede Ci sono degli ospiti, siamo in salotto, d’un tratto sento qualcuno chiamarmi alle mie spalle, sibila il mio nome, so che è il diavolo, so che è Satana, mi viene da ridere, così comincio a farlo sonoramente, con lo sguardo basso ed urlando chiedo chi sia, non m’importa se gli ospiti pensino che sia pazza, ruoto la testa alle mie spalle, la mask_saw_pig_deluxecapovolgo, intravedo una sagoma, è sfocata, è evanescente, ripristino la situazione iniziale pronta ad affrontare la reazione sbalordita dei presenti: in sala non c’è nessuno Verso la porta di casa arranca una ragazza, è di colore, è la prostituta di un vicino di casa, ma in realtà è buona, è solo una vittima. Prima che suoni al campanello, apro la porta: mi porge le mie cuffiette, mi spiega che me le restituisce il mio vicino – il suo seviziatore – a cui le avevo prestate. Me le sta rendendo lei perché è stata obbligata, come fosse stato un ricatto, un pegno, per evitare il proprio assassinio. Io sono preoccupata, voglio salvarla. Essendo lei spaventata, è molto vulnerabile, perciò è con facilità se pian piano si fa avanti da sola, dandomi fiducia e schiudendosi. Dalla casa frontale alla mia, intanto, esce un gruppo di uomini religiosi, li conosco, ci vanno spesso lì. Uno di loro dice qualcosa, qualcosa che allude a una minaccia di morte, guardando di sottecchi la ragazza. Questa ammutolisce, ed io capisco che il suo aguzzino è proprio quell’uomo. Me ne faccio dare conferma da lei stessa, vittima della sua perversione. Sono disgustata e inorridita, ho paura per lei, ed ora pure per me, avendo scoperto l’identità di quel bastardo. La faccio entrare in casa ma, per un suo errore, la porta non si chiude. Penso che sia perché la cordicella della tenda si sia incastrata nell’intercapedine tra la porta e il muro: lì per lì non riesco a sfilarla, chiedo pure l’aiuto di mio padre, nulla, ma una volta che ci riesco, la porta non si chiude ugualmente. Nel frattempo, verso questa porta capricciosa avanza un ragazzo che odio, è insopportabile, non so, maleducato, perfido… Vuole fare di tutto per entrare, glielo impedisco. E’ malvagio, tanto che lascia un maiale morto sull’uscio. Sempre più inorridita e spaventata, lo caccio via; questo, voltato di spalle, finge di andarsene, ma spesso ruota la testa verso di me e ghigna. Anche il mio micio esce di casa, io cerco di richiamarlo e chiudere ‘sta benedetta porta, ma nulla, non torna indietro; non ha più il pelo: capisco ch’è finita. Il ragazzo, intanto, mesce melma e vermi. Voglio che la pianti, voglio godermi la rinascita della ragazza che ora sento gioire con mia sorella e mia nipote. Nulla. Nel frattanto giunge pure l’altra sorella col compagno: mi sento sollevata, mi daranno una mano a cacciarlo via. Non lo fanno. Anzi, mio cognato si avvicina ad una candela posta vicino alla finestra e tira fuori uno spray, un gas: sta per far scoppiare un incendio, a costo di entrare: è un suo complice! Comincio a sentirmi sconfitta, ferita. In lontananza, adesso, scorgo mio cugino finanziere: almeno lui, lui verrà a salvarmi. No. Non ci viene. Non si muove da dov’è. Io non lo chiamo perché lui sta vedendo, ma non viene, resta inerte nella sua indifferenza. Ora mi sento davvero sconfitta. Il ragazzo mi trascina nella miscela che ha spalmato a terra, ed ora capisco che dentro ci sta pure cemento, perché non riesco a muovermi – non avendo nemmeno più la grinta psicologica per poterlo fare. In extremis, invoco l’aiuto di mia madre, la porta è ancora aperta, prima o poi sentirà. La voce si fa più flebile: la porta resta immobile.

Pubblicato in: Piccolezze

così per dire…

ecco, questo sarebbe l’utile diagramma che spiega la semplicità delle dimissioni on line che dovrei illustrare ai clienti che a loro volta dovranno illustrare ai propri lavoratori…

dimissioni-telematiche

Pubblicato in: Conversazioni, Pensieri, Piccolezze

Umano, troppo umano

Sei innamorato, che carino! Cuore da ingegnere, cuore da ingegnere… Seh! Non sarà Ingegneria a raffreddare te ma sarai tu a scaldare Ingegneria!

Te l’ho detto che ancora mi deve uscire, questo cuore… Sarò un ingegnere diverso dagli altri.

Il lato artistico che di te ho sempre cercato!

Questo è un lato umano, non artistico.

Per me “artistico” è quello. “Poesia” è pure questo, sì, umanità, sensibilità. O comunque qualsiasi cosa renda umani. Almeno credo.

Quindi per te uno che non scrive poesie o che comunque non è poetico è meno umano di uno che scrive poesie?

Precisamente. Uno che non è poetico non è umano. Ma nel senso: uno che non trova meraviglia in nulla. Tipo, pure una persona che fa contabilità può essere poetica in base a ciò che di meraviglioso percepisce in essa. “Umano” nel senso di “sensibile” e “filantropico”, ma soprattutto nel senso di “sensibile” e “fragile”.

Tutte le persone sono fragili.statua-venere-luce

Be’, sì, hai ragione. Gli esseri umani sono esseri fragili, sia se si muovono nel bene che nel male. Io intendevo “nel bene” quando ho detto “fragili”, nel senso di “non nuocere a nessuno e addolorarsi per il dolore degli altri”.

Ma “degli altri” “indistintamente” o “degli altri” nel senso di “degli altri a cui sono legato”?

Indistintamente.

Allora io sono umano!

Io ho sempre saputo che tu lo fossi, anche se lo nascondevi. Era questo ciò che di te cercavo. E volevo vederlo coi miei occhi e toccarlo con le mie mani.