Pubblicato in: Pensieri, Poesie

Soliloquio di una negletta

Non è colpa tua. Non è mai stata colpa tua. Non eri tu, quella sbagliata, se non te la sentivi di restartene con persone piccole e grette, ottuse e chiuse nella loro mediocrità.

Ti incolpavano di arte e poesia, ti accusavano di solitudine e silenzio, e tu assecondavi le loro ingiurie, e sempre più vergognosa te ne trascinavi appresso la schiacciante responsabilità come un cadavere da occultare. Ma non è mai stato più falso di così. Tu eri giusta, andavi bene. Non dovevi essere tu l’imputata. Eri semplicemente un essere più sensibile, che necessitava di più tempo rispetto agli altri. Solo questo. Incompresa, e abbandonata nelle tue stesse mani, accartocciata tra i tuoi stessi visceri, costretta a startene con individui deviati, che dall’alto della loro bassezza ti snobbavano e deridevano. Tu incassavi tutto senza rifiatare. E avresti pure voluto chiedere scusa, se eri così chiusa e insicura, scusa per tutto ciò che ti ritrovavi ad essere senza volerlo, credendo che a desiderare il loro mondo sarebbe stato tutto più giusto. Ma ora sai, sei cosciente. Sei entrata in quel negozio, ieri, e ti sei sbilanciata di nuovo su quella vertigine di panico, con tutte quelle palate di musica insulsa a palla, e tutti quei ragazzetti pateticamente esaltati. Non è mai stata colpa tua. Sii fiera. Continua a girare con l’infinito in tasca, come un rosario, e lo stupore negli occhi, da recitare come un vangelo quando il sole abiocca e il cielo sfrigola sciogliendosi nel mare. Cerca la poesia, cercala ovunque, non ti stancare mai di ciò che sei, non ti stancare mai di aver scelto te stessa agli altri, di aver seguito le orme di una volpe sulla neve anziché la striscia di un cosmetico vuoto lungo l’asfalto. Solo con l’arte puoi esistere, solo arte puoi essere. Tu, fenomeno irripetibile. Tu, pezzo di arte arrangiato tra un grumo di mare ed uno sputo di pioggia, tra un goccio di dolcezza ed un sorso di tristezza.

Perdoni il passato passeggiando nel tempo, pesti un’auto e baci una quercia. Sei come una quercia, tu: taci libri.

Tu, con nelle vene iniettato ruvido ed acre inchiostro, con quell’odore pungente di sarcasmo, mestizia e saggezza, tu col sangue infettato dalla società che ti ha illusa e denigrata, Società della Condanna in cui sei finita rovinosamente incastrata, tu boccata spasmodica di poesia, tu trillo audace di colori: è così, è con l’arte che sbrani a bocconi rapidi e feroci la vita e ti divincoli dal re sgusciando via dal suo regno falso, ridicolo e infame, e puoi operare il Tempo con  maestria chirurgica. L’arte, tua sola vendetta.

Ma adesso, adesso, cosa ti resta da scrivere, più? Delle tue muse, afflitte e cadute, non ti restano che i denti canuti.

Annunci

2 pensieri riguardo “Soliloquio di una negletta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...