Pubblicato in: Autrici, Varie

Ansia

Wallflower

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Il duo di questo blog è composto da due personaggi fuori dalle righe. Il loro estro si sviluppa parallelamente, repellendosi ed intrecciandosi in taluni punti delle loro personalità. Come ad esempio le esigenze creative. Oppure i disturbi. I disturbi, sì, ecco. Un’autrice consta di un disturbo perlopiù fisico, l’altra, invece, di uno perlopiù psicologico. Entrambi, allo stesso modo ma in maniera differente, intaccano loro la levità dell’esistere. Nel senso che: alla prima pesa la carne, la consistenza del corpo, mentre alla seconda proprio l’esistenza, la consapevolezza di esistere, appunto. L’una patisce la fibromialgia, l’altra l’ansia. Non scherziamoci su, non è una passeggiata: è davvero un disturbo, in questo caso. Nel mio caso, per l’appunto. Perché va ad interferire con la quotidianità. Ed è per lo più sociale. Una forma di timidezza estremizzata. Il mio essere, in quanto indifeso, impreparato e smunto, ha dichiarato una misera jihad alle relazioni interpersonali. Come un gattino che tenta di difendersi al cospetto di un umano gonfiandosi e soffiando. Con gli occhioni immensi che lo tradiscono: su di essi galleggia terrore.

Solo una definizione: frustrante.

«Ehi, ho questo dubbio: non so cosa intenda questo punto del bando…»

«Chiama.»

Chiama. Una parola da niente.

Il cuore perde un colpo, il diaframma freme, m’irrigidisco.

Chiama. Un estraneo. Un perfetto sconosciuto. Per dipanare una questione che se fraintesa potrebbe anche costarmi la carriera o la casa, chi lo sa.

Dovrò stare là, col telefono alle labbra, diligente nel comporre la frase della mia richiesta, studiarmela nei minimi dettagli, essere precisa e rendere chiaro, tramite frugali ed efficaci parole, ogni cruccio. E con la stessa minuzia chirurgica dovrò restare là, col telefono all’orecchio, diligente nel recepire ogni singola parola del mio interlocutore, nelle cui mani affido la mia patetica situazione.

Un estraneo. Di cui non posso nemmeno sbirciare gli occhi. La cui immagine, costruita frettolosamente sulle impressioni del tono e del timbro di una voce anonima, è incerta ed evanescente.

No Sissel, io non chiamerò. Aspetterò che il dubbio si sciolga da sé. Perché succederà. Ne son certa.

«Son disperata, continuo a non capire…»

«Sissel, chiama. Cosa ti costa?»

«Se posso, evito…»

«Quelli che stanno dietro il ricevitore vengono pagati per darti delle informazioni.»

«Ma io ne ho lo stesso il terrore!»

Il dubbio accresce, si coagula, mi corrode.

Deglutisco un grumo di ansia: c’è un’unica soluzione. Devo chiamare. Un estraneo. Che ne sa più di me. E a cui è appesa la mia sorte. Mi tocca.

È lì il telefono. Immobile. Non si muove. Non gli tolgo lo sguardo da dosso. Innocuo nella parvenza, efferato nell’essere. Neanche un felino della Savana. Il cuore comincia a rigirarsi su se stesso, inalberato, riscuotendo pure il diaframma che comincia a tremolare. La stanza, attorno, oscilla. Avanzo di qualche passo, arranco faticosamente fino a quel ricevitore crudele. Agguanto la cornetta. Chiudo gli occhi. Sospiro. Il numero è quello, Sissel. Devi solo dire queste parole, sì, queste son le parole da dire. Ecco, sì, segnatele su un foglio nel caso in cui le smarrissi quando quell’altro risponde. Ripetitele, ecco, brava, va bene, va tutto bene…

Pigio un tasto, poi l’altro, e così via finché il numero non è completo.

Silenzio: il cuore scalpiccia sul diaframma.

Ed eccoli, i segnali. Regolari, meccanici. Che mi comunicano che la mia linea si è agganciata all’altra, tanto (in)desiderata e sì sofferta: il cuore a momenti mi salta fuori dalla bocca.

Mi passo una mano sulla faccia, me la intrico tra i ricci disordinati e grassi.

«Pronto.»

Il cuore precipita. Non lo sento più. La stanza si concentra in un punto fisso, immobile. Denso e scurissimo.

«Sì, buongiorno, la mia situazione è questa, chiamo per chiedere…» rovescio parole e ansia come un acquazzone. E non ho il tempo per considerarmi piccola e banale davanti ad un tecnico che è realmente informato. Davanti ad una persona del mestiere, che può aiutarmi a raddrizzare la logica della proposizione di un bando. E che sicuramente, di mio, non ha nulla tra le mani. Se non uno sciocco dubbio. Uno sciocco, banalissimo, legittimissimo dubbio.

La questione viene rammendata tra una palpitazione ed un balbettamento. Bene, ora posso realizzare il momento tanto agognato prima di ogni telefonata: «…grazie e buona giornata!»

Riaggancio, sputo fuori un sospiro di sollievo. E mi sento soddisfatta. Trionfante su me stessa e la mia detestata, irragionevole gabbia mentale. Perché, del fatto che siano meri, ferrei preamboli mentali, ne sono consapevolissima.

Credo di aver concluso il giro sulla giostra dell’ansia quando d’un tratto mi pare che non mi arrivi più abbastanza aria ai polmoni. Cerco di inspirare profondamente. Nulla. L’aria si ferma a metà della gabbia toracica, come se, scendendo nella laringe, si fosse rappresa nella trachea. Mi sento soffocare. Provo ad imboccare ossigeno spalancando la mandibola. Nulla, l’ossigeno non impasta a sufficienza i polmoni. Aumento la frequenza dei miei respiri, sempre servendomi della bocca, tentando di pescare quanta più aria possibile. Mi accomodo sul divano, nel tentativo di migliorare la situazione e favorire la solerzia del diaframma. E dopo un po’, dopo essermi riuscita a rilassare, tutto torna regolare.

Sissel, ci sono persone. Sissel, c’è un gruppo di persone. E ti devi rapportare. T’irrigidisci. E ancora: il cuore impazzisce come la centrifuga di una lavatrice, l’aria non abbonda nei bronchi, non intride i polmoni. Speri di svanire, o quanto meno di passare inosservata, fa nulla se resti isolata, anzi è meglio. Parlano tra loro, e tu ne sei irrimediabilmente coinvolta, senza volerlo. E devi parlare. Altrimenti fai una pessima figura. E tutti si faranno idee distorte su di te. Eppure non sai che cappero aggiungere. O, se lo sai, non sai come infilarcelo, là in mezzo, tra quelle battute. Ti sembra sconveniente, e ti rimproveri di essere inopportuna. Allora concludi di non avere proprio un bel nulla da soggiungere. Nulla che sia interessante o intelligente quanto le altre affermazioni. Nel tuo inventario, collezioni solo scempiaggini da poter esibire esclusivamente in un rapporto a quattr’occhi, con qualcuno che conosci come il tuo letto. Scempiaggini che solo in circostanze intime sai apprezzare e valorizzare. Scempiaggini che in realtà, come ti rendi conto quando da sola resti, tali non sono: son le tue idee, le tue opinioni. Così come lo sono quelle degli altri. A parità di importanza. E dignità. Ma ora come ora vorresti solo essere invisibile. Vorresti che il terreno sotto ai tuoi piedi si sgretolasse in una voragine e ti sotterrasse nei suoi imperscrutabili abissi. O che, più semplicemente, ti assorbisse e basta. E sai che, con addosso questo silenzio cocciuto e restio, non puoi che evidenziarti di più. Preghi che questo incontro si concluda quanto prima possibile. Ti senti sommersa da un disagio inesprimibile mentre un vuoto inconsolabile ti spolpa l’anima. E “all’improvviso scappi via, senza salutare. Vorrei essere un angelo. Per poterti accompagnare.”

 

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Pubblicato in: Autrici, Varie

Liebster award

liebsternewblog

Beh, che dire…questa nomination ricevuta da Miss Precisetti, che ringraziamo, ed accettata con molto molto piacere  è stata una bella ed inaspettata sorpresa!.Abbiamo appurato che non sono previsti premi in vil danaro, ma direi che già la gratifica è un bel premio..

Queste le sue domande:

  1. Perché hai deciso di aprire un blog?
  2. Un post di altri che vorresti aver scritto tu.
  3. Descriviti con il verso di una canzone.
  4. Il tuo blog in tre parole.
  5. Un sogno nel cassetto.
  6. Personaggio di finzione preferito.
  7. Personaggio storico preferito.
  8. Il tuo peggior difetto.
  9. Cosa apprezzi di più in un post?
  10. Il piatto che adori.
  11. Dimmi tre motivi per seguire il tuo blog.

E queste le risposte di M., la Socia sta studiando micromacrobioqualcosa.
P.S. Socia è così stressata che ha mollato Micromacrobioqualcosa.

Risposte

1. M: Perché a me e Socia sembrava divertente gestire un blog insieme.
S: L’idea è stata di M., l’ho accolta al volo, mi è sembrata da subito davvero intrigante e, diciamo, “giusta” (qualcuno che mi capiva, mi apprezzava e condivideva una sensibilità affine alla mia c’era e non me n’ero mai accorta)!

2. M: Ce ne sono troppi per sceglierne uno.
S: Nulla da aggiungere a quanto sostiene M.

3. M: Biagio Antonacci: “Mai, non ti prendi mai per come sei, smetti di pensare per un po’, prova a liberarti tu da teeeeeeee”
S: “…ma vorresti sparire in mezzo a tutte queste facce, come se con te sparisse anche il dolore senza lasciare tracce…”, Cesare Cremonini

4. M: Un-Esperimento-Divertente.
S: Un passatempo passionale.

5. M: Un figlio.
S: Serenità.

6. M: Alice nel paese delle meraviglie
S: Dubhe (protagonista della trilogia “Le guerre del Mondo Emerso” di Licia Troisi)

7. M: Boh.
S: Caligola -era bellamente pazzo.

8. M: Pignola.
S: Asociale.

9. M: La capacità di mantenere alta l’attenzione del lettore.
S: La profondità emotiva e stilistica.

10. M: Patatine fritte
S: Arancini.

11. M: C’è M. che brontola, c’è S. sociofobica e le mescoliamo!
S: E’ variegato.

REGOLE

Ecco cosa fare per partecipare:

  1. Pubblicare il logo del Liebster award sul proprio blog
  2. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo
  3. Rispondere alle sue 11 domande
  4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 follower
  5. Formulare altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati
  6. Informare i tuoi blogger della nomination.

Grazie a tutti i blogger nominati (anche quelli che non avranno tempo/voglia di partecipare)!

NOMINATION

Fantachirurgia

clipax

quasi40anni

cdgiei

amy27lee

gianlucamarcucci

cLf

lestanzedimichela

smadonno

Erik

kikkakonekka

Le 11 domande:

  1. E’ il tuo primo blog?
  2. Cosa ti piace di meno della sua gestione?
  3. Per quanto pensi lo terrai aperto e aggiornato?
  4. Il commento più divertente e/o interessante ricevuto su un tuo post?
  5. Preferisci leggere o scrivere?
  6. Mare o montagna?
  7. Canzone preferita?
  8. Quale quadro e/o scultura ti rappresenta di più?
  9.  Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
  10. Cos’è per te il tuo blog?
  11. In quale personaggio letterario, musicale, teatrale, storico od artistico ti identifichi di più?

 

 

Pubblicato in: Autrici, Conversazioni, Piccolezze

Zeta / vite di carta

Io sono vita e tu carta? O viceversa?

Ahah, che forte!, questo non l’avevo ancora pensato! Effettivamente… Ci sta…
La mia anima è troppo…. atavica, sì, per essere vita. Io sono più poetica e mi va bene sentirmi carta

Ahah, lo immaginavo! Io sono più frufru!

Anche se poi è pure più bello: la vita lavora su di te in maniera travolgente, tu non lo puoi fare su di lei, ma sulla carta sì!
Frufru?

Nel senso di leggeraE parlavo di me…

Io non peso nemmeno 50 kg! Io ho l’anima, pesante, non la carne… 

L’animo si alleggerirà, dagli tempo e spazio…

Pubblicato in: Amore, Autrici, Conversazioni, Piccolezze

Rho – (co)relazioni

 

  • io:  ho visto che hai scritto sul blog… ma devo leggere con calma..
  • socia: allora non dirmi che hai visto perché propriamente non è così!
  • i:  ho visto senza leggere… o meglio.. ho letto senza attenzione..
  • s: “visto” è giusto, “guardare” no!
  • i:  però ho letto :))
  • s:ma mi prendi in giro??? (lei ha usato un francesismo)
  • i: io ho scritto “visto”,  sei tu che hai aggiunto “guardare”….
  • s:  io avevo inteso guardare… poi hai scritto “non ho letto” quindi ho inteso “visto”
  • i: sembriamo Totò e Peppino…

Continua a leggere “Rho – (co)relazioni”

Pubblicato in: Autrici, Conversazioni, Piccolezze

Epsilon

Stai studiando?

No, sono stanca.

Stanca? Perché?

Sono stancanti quattro ore filate di inglese e biochima! Finora nessun prof le ha mai fatte così! Sarà che sono materie più impegnative…

Sarà che sei deboluccia!

Ma anche no! Quella d’inglese, poi, fa come se fossimo al liceo: chiama dal posto. E ti fa leggere. E ti fa domande di comprensione. E a me sale  l’ansia.  Più che altro perché mi interroga davanti a una platea di 100 emeriti ignoti!

Anche quando seguivo io le lezioni di inglese faceva così, interrogava dal posto. Invece quello di statistica chiamava alla lavagna.

Ma che mi racconti?! Ma all’università, questo? Continua a leggere “Epsilon”

Pubblicato in: Autrici, Conversazioni

Theta

Manuale di sopravvivenza per una sociofobica825e6c43f0c7d4d84472d5dd842e4c0e

Dovresti cominciare a darti degli obiettivi. Tipo intavolare un discorso con almeno due sconosciuti al giorno, per esempio; oppure sederti a lezione accanto a ignoti e obbligarti a commentare la lezione con costoro. Imponiti di fare il primo passo. Quando parli con gli sconosciuti pensa di parlare con una amica.

Mi fai commuovere… Per gli sconosciuti mi va bene, tanto non li rivedrò mai più per il resto dei miei giorni… Ma per il secondo… Rabbrividisco! E’ troppo! 

Ahah, troppo?! Con quante persone al giorno attacchi bottone senza motivo?

…Già non riesco a farlo col mio gruppetto, figuriamoci con due che conosco solo di viso!

Per questo devi importelo. Un po’ alla volta. Parla delle cose più banali.

Elenca.

“Che caldo che fa oggi, si soffoca.”
“Sto prof non lo capisco mai quando parla… Che ha detto?”
“Tu c’eri a lezione ieri? Di cosa hanno parlato?”
Stai prendendo appunti?

Sì.

Brava! Devi solo provare, non stare a pensare a cosa penseranno di te dopo.

Il mio cervello le sta ancora scansionando… No perché cose di questo tipo avvengono spesso e le mie reazioni sono generalmente due: o mi autoescludo, o rispondo con freddezza e la finisco lì. 

Appunto: imponiti di fare due chiacchiere stupide, più lo fai più ti sembrerà naturale.

Ecco, forse inconsciamente mi blocco per questo, perché mi faccio inconsce seghe mentali su cosa pesano di me. Dalle mie reazioni, poi, si scatena un circolo vizioso: chiudendomi ed isolandomi, mi chiedo ancora più convulsamente quale idea stiano producendo su di me.

Lo so, per questo te lo dico.

Perché lo sai? Fin quando hai provato queste ossessioni?

Finché non ho capito che non me ne frega niente di quello che pensano gli altri. Al massimo penseranno che sono strana. E allora?  Lo penserebbero comunque.

E quando lo hai capito?

Non saprei… All’uni, forse.  Alla fine se ci parli magari nasce un’amicizia, o una conoscenza. Se non ci parli pensano che sei strana e basta.
Dai, compito per domani: andare a lezione e parlare con chi hai seduto accanto, almeno 5 botta e risposta, anche 10. Sconosciuto ovviamente. E comincia coi maschi, loro sono meno impegnativi.

Ma accanto ho sempre le mie amiche!

Entra in una aula qualsiasi allora, dove c’è una lezione qualsiasi: ti siedi e chiedi qualcosa, o commenti. Alternativa: vai al bar e attacchi bottone col barista. Loro parlano sempre con tutti.

Il problema è…
Io…
La mia mente…
“sbianca”.

La tua mente la comandi tu: ricolorala. Solo tu puoi cambiare le cose. Gli altri se ti vedono chiusa nel tuo mondo non si avvicinano. Pensano che li snobbi perché ti senti migliore, non li trovi alla tua altezza. Ti stupirai delle reazioni!

Aspe’ nel senso… Sì.. Non ho pensieri, questo è il problema! Non riesco ad avere pensieri quando devo interagire con qualcuno! E se ne ho qualcuno, be’ esso termina lì. Cioè, se devo chiedere una cosa la chiedo e basta. Questo è il problema.

Ma a me scrivi una marea di cose.

Ti giuro: confermo quello che hai scritto! Pensavano così di me. Lo so per certo, me lo ha rivelato chi prima lo pensava. Mentre adesso mi conosce.
Non c’entra lo scrivere col parlare.

Scrivi quello che hai in testa, no?

Gli occhi non sono uno schermo, gli occhi ti scrutano e ti scavano dentro.

Sforzati di dirlo: gli occhi ti danno solo un po’ di attenzione. O aspettano un tuo cenno.

Sì, se mi riesce me la cavo… Ma non sempre riesce… Devo trovarmi con la persona giusta… 

Per questo devi sforzati di farlo con tutti. Lo sai che i pazienti devi farli parlare tanto, vero?

Mi fai piangere: anche tu sei diventata occhi che scavano… Mi stai scavando… 

Allora accetti la sfida per domani?
Io sono una persona.

Non ti prometto nulla.

Nah, bella donna direi!
Domani caffè al bar.
Ti suggerisco due attacchi:
“Ufff… Quanta gente c’è oggi! Volevo prendere un caffè con calma ma qui non si capisce niente…”
“Bene, stamattina è bello tranquillo, così prendo il caffè con calma e mi preparo alla lezione. Stamattina mi sa che mi addormento in aula…”
Piaciuti? Memorizzati?

Ma non li vedo produttivi…

Non devi produrre niente.

Mi hai fatto venir voglia di piangere, sto con le lacrime…

Solo fare amicizia col barista che domani ti saluterà con un sorriso.
Ma dai. Guarda che c’è tutto nella tua testolina, devi solo tirarlo fuori.

Io non lo so cosa provo… Se penso alle cose che mi piacciono mi sento bene, altrimenti non provo nulla… Nemmeno apatia, non indifferenza… Nulla… Mi ritrovo confusa. Sei entrata dentro di me violentemente, non me l’aspettavo. Come un mare in burrasca. Ed io che mare sono?

Tu sei il mare un attimo prima dello tsunami: calmissimo. Acqua bassa. E poi tira fuori tutta la sua forza. E non è vero che non provi nulla. Altrimenti non ti bloccheresti all’idea di parlare con gli sconosciuti.

E allora cos’è quello che provo?

Eh, bella domanda! Paura? Ansia?

“Ansia” è una parola compatibilissima con la mia vita e la mia personalità. “Ansia” è una parola che mi sta spessissimo sulla bocca.

Ma l’ansia è la reazione a qualcosa, non è una sensazione autonoma.

Sì, percepiamo un pericolo quando spesso esso è fittizio…

Eh. Cosa ti crea ansia?

Be’ potrei scrivere una pergamena a riguardo… C’è da dire che un paio di anni fa era proprio patologica, non ce la facevo proprio a reggere le interazioni sociali… Sudavo freddo se venivo invitata ai diciottesimi che ho schivato con molto sollievo… Da due anni va meglio, non sono così… drastica… Son rimasta chiusa e le feste le evito ancora… Prima era proprio il rapporto sociale che mi creava ansia… Ora non so… Non tutti i rapporti me la creano… A casa la soffro di meno, qua di più… C’è qualcosa che si sbilancia in me – tipo come quando tolgo gli occhiali e comincio a vedere strano – ma non so spiegare cosa…
Be’ e poi ti dico, prima provavo proprio una morsa allo stomaco, ora no, ora mi sembra solo di non provare nulla.

Col tempo migliorerai.

Però mi rendo conto che qualcosa non va, che qualcosa mi fa rimanere insoddisfatta di tutto ciò…

Dovresti fare una terapia intensiva con me. 
Non è che non va: devi solo decidere di cambiare e cominciare pian piano. Affrontare la morsa allo stomaco. Pensa a cosa può succedere di brutto. Cosa ti può capitare se ti sbilanci un po’ di più?

Ma che ne so, potrei lanciarmi in gesti estremi, alcolizzarmi, drogarmi, che ne so, cose autodistruttive…

Ahah, allora vale la pena di provare…

Pubblicato in: Autrici, Conversazioni, Piccolezze

gamma

– mi piace. … é così coinvolgente che in realtà sospetto sia un testo di ipnosi…..

    ….da un testo di ipnosi si sta rivelando il manuale di un viaggio astrale! Ti temo!!!!

– addirittura?

– È  così che ti senti?

– si

– Uno non se lo aspetta

– in che senso?

– Mi ero immaginata un malessere diverso, più sopportabile….

– poi ti abitui e lo sopporti. ..

Pubblicato in: Autrici, Piccolezze

Delta

downloadVolevo scrivere un post sulle differenze delle due autrici, l’età innanzitutto (60 anni in due, di cui 40 tutti miei), la formazione ovviamente così come le esperienze di vita, la città, l’ambiente, il clima (sì, influisce anche quello, prova tu ad essere sempre allegro in un posto dove c’è spesso e volentieri la nebbia e se non c’è la nebbia piove…).

Ecco, volevo concentrarmi su questo, poi ho dato un occhio ad i tag inseriti dalla mia socia per i suoi articoli (stavo cercando “amore”) e trovo: angoscia,  dolore, cordoglio, terrore, orrore, horror, splatter, sangue,  diavolo, demonio, satana, freud.

Ommioddio!!!! non userò mai quei tag!!!!!

Età? Clima??? Che ingenua!!!!!!

Pubblicato in: Autrici, Conversazioni

Beta

Allora, sentiamo, perché mi avresti fatto la proposta?

Perché capisci il desiderio di scrivere. E hai uno stile completamente diverso dal mio,
potrebbe essere interessante mischiarli!

Oh, che onore!, qualcuno che crede in me e nelle mie possibilità letterarie! …Vedi, mi son lasciata condizionare da Baricco e Joyce. Personalmente li trovo dei geni.

Io credo da nessuno, trovo dei difetti in tutto quello che leggo.

Ahah, che arrogante!

Più che arrogante direi… “diversa”!

Io pure mi sento diversa ma ciononostante non mi sento arrogante.

Sei giovane, ancora…