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“Su”

«Sai, Norbert, non credo più di andarci, a Cardiff.»

«Melvyn, io, naturalmente, come puoi ben immaginare, ti avrei detto di restare a Musselburgh ma esclusivamente per questioni affettive del tutto egoistiche; però, poiché le persone non sono di propria proprietà e ognuno ha la sua vita da costruirsi, naturalmente non t’ho potuto dire nulla del genere, provando invece ad esortarti a prendere questa scelta, consapevole che ti avrebbe reso un po’ più felice e consapevole che è quasi da sempre stato un tuo desiderio. Sentire che non crederesti più d’andarci mi conforta un po’, ma, insomma, obiettivamente la trovo una decisione piuttosto incompatibile con te stesso: cosa è successo?»

«Ho chiamato Sawyer e mi ha messo un po’ paura: a parte il trovare casa, che è difficile e son perlopiù catapecchie, dovrei recuperare quasi tutta Anatomia I, perché là fanno anche i vasi, il cuore e il digerente coi vetrini. M’ha detto che se all’esame non sai riconoscerli, ti bocciano. Insomma, dovrei farmeli da solo e non so se ne sarei capace. Non ho molta fiducia nelle mie capacità, ecco. Inoltre i tempi son strettissimi, e mi dispiacerebbe per tutti i soldi che farei perdere di nuovo ai miei per andare così alla cieca. Almeno, ormai, Musselburgh la conosco, ci siete voi e posso stare bene. Anche a Cardiff starei lontano da casa e non ho idea di come potrebbe essere. In poche parole, sto optando per la strada più facile, anche se, forse, me ne pentirò. Infatti ero già in partenza per Musselburgh con l’anima in pace, sapendo di non dovermi fare il sangue amaro per ogni cosa che non va giù, ma accettare e fare del mio e basta. Praticamente pensavo di aver trovato il mio equilibrio…»

«Bene, capisco… L’importante è questo, che tu stia bene con te stesso! E poi, Melvyn, non è detto che te ne pentirai. Dobbiamo puntare tutto su noi stessi: io guardo Eliott, lo prendo come modello.
Secondo il mio modesto parere, ciò che conterà veramente nella nostra carriera sarà: della magistrale lo studio e della specializzazione il tirocinio. Insomma, ciò che voglio dirti è che adesso l’importante è studiare, poi, ai test della specializzazione, le cose cambieranno e potrai mirare ad un posto diverso.
Noi abbiamo professori eccellenti, e ne verranno ancora di altrettanti; i deficit della didattica, quelli, ce li colmiamo con le nostre stesse mani. Guarda Eliott: studiando a Musselburgh, da solo, poteva permettersi di entrare ovunque avesse voluto, università dell’Inghilterra comprese.
Sai, spesso le mie certezze si sgretolano, e questo è uno di quei periodi. Allora oggi ho ripensato al perché ho cominciato questa follia: mi son ricordato che voglio approfondire le neuroscienze, ed una strada possibile è la neuropsichiatria. So che uno tra i centri migliori è a Oxford, per cui oggi mi son ricreduto e il mio obiettivo, almeno ora, è laurearmi nel minor tempo possibile ma nel migliore dei modi e cercare di accedere a Neuropsichiatria proprio lì. E sai che ti dico? A me, alla fine, la Scozia piace: ha un panorama che a casa mia non posso permettermi, quel mare denso e scuro, quel verde delle colline irripetibile, che mangia gli occhi. È tranquilla, la gente solidale, fraterna, buona.
L’altro giorno in rete ho per caso letto una risposta alla domanda “Cosa è per te la Scozia?”, che mi ha colpito: “Sherlock Holmes, Loch Ness e Tennent’s”. Mi è piaciuta un sacco, ci ho trovato un non so che di poetico che mi ha incantato, un fascino arcano che non so spiegare… Come lo stesso fascino di un testo dei Velvet Underground…
Una volta te l’ho detto in bus: le cose belle ci sono, ma bisogna cercarle, e trovarle, perché non vengono da sé, restano nascoste per non farsi infettare dall’orrido in cui sono ineluttabilmente immerse.»

«Grazie Norbert! Hai ragione, devo solo mettermi nell’ottica di stare bene e starò già meglio! E se mi scoraggio, tu dimmi “Su”»

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“Per esempio a me piace il Sud”

«Voi dovete assumervi la responsabilità del corso di studio che avete scelto. Anche se il professore non vi fa fare il cuore perché non ha tempo, perché gli hanno messo di mezzo le ore dell’Informatica, o non ve lo fa fare perché non ne ha voglia, voi dovete fregarvene, e farlo comunque. Perché un giorno sarete medici, ragazzi.»

Qui all’uni, le cose non filano poi tanto lisce: corsi che saltano, recupero di lezioni ficcato a forza pochi giorni prima del rispettivo esame, discutibili modalità di verifica, contenuti di prove sinceramente insignificanti e ridicoli, segreterie scansafatiche atte solo a disordinarci le giornate assieme ad uffici menefreghisti, e chi più ne ha più ne metta.

«E se vi arriva uno con un infarto, voi non potrete restarvene con le mani in mano perché non avete mai studiato il cuore. Perdete tempo? Vi laureate sei mesi dopo? Chissenefrega! Che problema c’è?! Perché non è importante quando o con quanto vi laureate, ma come vi laureate. Perché se un giorno arriva un paziente e vi dice: “Dottore, io ho male qua.” e quel “là” voi non l’avete mai studiato o l’avete studiato solamente per l’esame, cosa dite? “Embè?”?!

“Ma scusi, lei non è un medico?”

“Certo che lo sono, ho una laurea in Medicina, non vede?”

“Ma io ho male qua!”

“Ecchissenefrega?!”»

Sono in piedi, assieme ad una manciata di colleghi, che lo ascolto, tutti pronti per cambiare aula: tra un po’ comincerà il suo stesso tutorato.

È pomeriggio, quasi sera, a breve il sole si stiracchierà per scivolare dolcemente via sotto il dorso di queste colline annoiate e verdi. Fa caldo, sto sudando, l’atlante di anatomia mi pesa sull’avambraccio, mi sento un po’ scocciata. Continua a leggere ““Per esempio a me piace il Sud””

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Sensibili

Io non sono più abituato a studiare quand’è sera. Per me “studiare” equivale a “usare troppo il cervello” e serve un processore potentissimo per poterlo fare la sera. Il mio processore è tipo quello dei Nokia vecchissimi che non si rompono mai.

Spiegati meglio, perché io pure mi riconosco in ciò che scrivi… Cioè, il tuo cervello non si rompe mai, ed è potentissimo, ma la sera non va più…

No, allora: paragonavo il mio cervello ad un processore. -Sto cercando guide per capire quando un computer è buono, così potrò farmi una mia idea sul prodotto che andrò ad acquistare: mi sembra una cosa giusta.

Ah sì? I processori dei Nokia vecchi fanno schifo? Boh, il mio telefono Nokiavecchio è ‘na bomba. -Ah, stavo per pensare che la guida ti servisse per farti un’idea su come aumentare le prestazioni del tuo encefalo.

Prova a farci partire i giochi che ci sono adesso, sul tuo Nokiavecchio, e vediamo quanto bomba è!

Ah. Io mi schiero lo stesso dalla parte dei vecchi Nokia!

Io da quella dei nuovi Huawei, o dei nuovi LG – non mi vengono in mente altre marche buone.

Io diffido di ciò che non conosco.

Ma se diffidi di ciò che non conosci, come fai a conoscere cose nuove?825332b4ccaacd396ac4af02400750af.jpg

Oh. Non ho una risposta pronta… No, un attimo, ce l’ho: la curiosità verso il nuovo mi sale solo per ciò che recepisco come innocuo. Forse per questo diffido pure delle persone.

E perché le persone non sarebbero innocue? Cosa possono farti?

Ferirmi, immagino. Ferirmi.

Ah. Capisco. Quindi non vuoi sentirti ferita.

Come minimo…

Be’, neanche io. E ti dirò di più: non mi piace neanche ferire gli altri.

Io ti dirò ancora di più: non mi piace ferire gli altri e piuttosto preferisco ferire me. –È che siamo sensibili un po’ più del dovuto.

Io però non volevo esserlo, sensibile un po’ più del dovuto…

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Delitto giraffa

«S., hai mai visto Delitto a luci rosse

«The little…?»

«Delitto a luci rosse

«Come?? The little giraffa??»

«Delitto giraffa?! Ma che hai capito?! Delitto a luci rosse

«The little…?? Continuo a non capire!!»

«Nah, ma sei sorda?! Delitto a luci rosse!!!»

«Va be’, ma il titolo in italiano qual è?»

«S., questo è il titolo!!»

«The little… Mah, forse sono io che non capisco l’inglese.»

«L’inglese?!»

Tratto da una conversazione realmente avvenuta tra S. ed una sua coinquilina.

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Psi

Trova la pancetta

Foto3820TEST: trova la pancetta.

Ahahaha!!! Mi fai morire!!!

Ahah, grazie! IO UN ATTIMO, MI SON GIRATA, UN ATTIMO!!! E HO VISTO LA CUCINA ANDARE A FUMO!!!

Ahah, vorrei vederti!! Era buona??

Sì, guarda, era dolcissima, mai provato di meglio! E’ un vero peccato che tu non l’abbia provata.

Sto morendo, ahahah!! Posso mandarla a mia mamma? Ti prego ti prego ti prego

Va bene. Ovviamente devi precisare che è opera tua.

Ahah, non ci crederebbe mai! Ma l’hai buttata, vero? 

No, non l’ho buttata, l’ho condita con un po’ di terra, caffè e catrame come contorno: una bomba!

Ahah, quasi ti credo! Ma con cosa volevi farla?

Con la zucchina.

Hai fatto pasta e zucchine?

Eh già, dovevo consumare sia la pancetta che la zucchina… Alla fine c’ho aggiunto il tonno ed una sottiletta, ma poi si è sentito solo il tonno e 13 kg di olio.

Agh!!!!! Sottiletta!!!

E’ buonissima, va forte con tutto! La puoi fare come vuoi, esce bene con ogni cosa! Dolce, salato, T-U-T-T-O.

Ahah, ti adoro!!

Ahah, grazie, troppo gentile! Fammi sapere cosa dice tua mamma!

 

 

 

 

 

 

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Umano, troppo umano

Sei innamorato, che carino! Cuore da ingegnere, cuore da ingegnere… Seh! Non sarà Ingegneria a raffreddare te ma sarai tu a scaldare Ingegneria!

Te l’ho detto che ancora mi deve uscire, questo cuore… Sarò un ingegnere diverso dagli altri.

Il lato artistico che di te ho sempre cercato!

Questo è un lato umano, non artistico.

Per me “artistico” è quello. “Poesia” è pure questo, sì, umanità, sensibilità. O comunque qualsiasi cosa renda umani. Almeno credo.

Quindi per te uno che non scrive poesie o che comunque non è poetico è meno umano di uno che scrive poesie?

Precisamente. Uno che non è poetico non è umano. Ma nel senso: uno che non trova meraviglia in nulla. Tipo, pure una persona che fa contabilità può essere poetica in base a ciò che di meraviglioso percepisce in essa. “Umano” nel senso di “sensibile” e “filantropico”, ma soprattutto nel senso di “sensibile” e “fragile”.

Tutte le persone sono fragili.statua-venere-luce

Be’, sì, hai ragione. Gli esseri umani sono esseri fragili, sia se si muovono nel bene che nel male. Io intendevo “nel bene” quando ho detto “fragili”, nel senso di “non nuocere a nessuno e addolorarsi per il dolore degli altri”.

Ma “degli altri” “indistintamente” o “degli altri” nel senso di “degli altri a cui sono legato”?

Indistintamente.

Allora io sono umano!

Io ho sempre saputo che tu lo fossi, anche se lo nascondevi. Era questo ciò che di te cercavo. E volevo vederlo coi miei occhi e toccarlo con le mie mani.

 

Pubblicato in: Autrici, Conversazioni, Piccolezze

Zeta / vite di carta

Io sono vita e tu carta? O viceversa?

Ahah, che forte!, questo non l’avevo ancora pensato! Effettivamente… Ci sta…
La mia anima è troppo…. atavica, sì, per essere vita. Io sono più poetica e mi va bene sentirmi carta

Ahah, lo immaginavo! Io sono più frufru!

Anche se poi è pure più bello: la vita lavora su di te in maniera travolgente, tu non lo puoi fare su di lei, ma sulla carta sì!
Frufru?

Nel senso di leggeraE parlavo di me…

Io non peso nemmeno 50 kg! Io ho l’anima, pesante, non la carne… 

L’animo si alleggerirà, dagli tempo e spazio…

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Rho – (co)relazioni

 

  • io:  ho visto che hai scritto sul blog… ma devo leggere con calma..
  • socia: allora non dirmi che hai visto perché propriamente non è così!
  • i:  ho visto senza leggere… o meglio.. ho letto senza attenzione..
  • s: “visto” è giusto, “guardare” no!
  • i:  però ho letto :))
  • s:ma mi prendi in giro??? (lei ha usato un francesismo)
  • i: io ho scritto “visto”,  sei tu che hai aggiunto “guardare”….
  • s:  io avevo inteso guardare… poi hai scritto “non ho letto” quindi ho inteso “visto”
  • i: sembriamo Totò e Peppino…

Continua a leggere “Rho – (co)relazioni”

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“La felicità è un muscolo volontario”

La prima lezione di anatomia non si scorda mai

Io cerco di essere chiaro, ma, voglio dire, non sempre ci riesco, poche volte ci riesco, e dunque, durante il corso, durante, senza problemi, vi invito io a fermarmi e dire “io non ho capito nulla”, e si ricomincia, senza problemi, perché l’obiettivo nostro è quello di formare dei medici. Per cui,A-vJfBICYAEM0B- quello che vi voglio dire subito è questo: tutti noi siamo più o meno timidi, più o meno ansiosi, non ci si può fare niente, ma chi ha scelto di fare Medicina, queste caratteristiche personali non le può lasciare andare, non dice “io son fatto così” perché, per esempio, se uno è ansioso e si trova di fronte a una persona che ha un infarto, non può dire “uh! uh!”. Se tu sei medico non lo puoi dire, dico, perché se sei un macellaio sì. Voi non dovete avere paura, voi non dovete cercare di dimenticare, di modificare la vostra ansia. Sto dicendo che l’ansia è un campanello d’allarme fondamentale. Se non ci fosse l’ansia noi non saremmo qua – la paura del serpente e così via… Vi dico, la paura va gestita, se tu fai la nostra professione. E così l’altra, la timidezza. Più o meno siamo tutti timidi, non c’è problema, c’è chi non lo è: io vi consiglio di fare domande, perché, vedete, le domande non sono mai stupide, mai. Sono informazioni. Io stesso son vecchierello, tantissime cose non le so, e che problema c’è?! Ok? E allora… Perché? Perché l’obiettivo è diventare medici. E diventare medici, come vi avranno detto, e se non ve l’ha detto nessuno ve lo dico io, si ha a che fare con la vita delle persone.

La nostra professione ha qualcosa di presuntuoso. Nel senso: tu c’hai un problema, c’hai un tumore, c’hai un infarto del miocardio? Io te lo risolvo. E’ una bellissima cosa. Ma voi capite che… Voi fate qualsiasi richiesta che volete: vicino agli ospedali non ci vuol passare nessuno. Nessuno vorrebbe venire là, perché se le persone vi cercano è perché hanno da risolvere i loro problemi, e non vengono da voi perché siete della Fiorentina, della Juventus, del Napoli o perché siete dello stesso… Perché gli date una professionalità. E allora per costruirsi questa professionalità, dobbiamo scrollarci di dosso tanti pregiudizi che tutti noi abbiamo. E quindi colgo l’occasione di dirvi: in queste aule, nelle aule universitarie, le opinioni personali devono rimanere a casa, perché il più delle volte sono deleterie. Nelle aule universitarie s’impara il metodo, il metodo scientifico. E qual è il metodo scientifico? Gli scienziati fanno carriera se pubblicano sulle riviste e spiegano; quelle che hanno più punteggio, hanno più credibilità e, diciamo, raccolgono scoperte molto più importanti. “Mio cugino c’aveva una malattia, è andato a camminare la mattina con la brezza delle 6 e un quarto e, ora: gli avevano detto non c’era rimedio, ed ora sta sano come un pesce”: non ce ne sono terapie che uno alle 6 va a camminare, o gira il parco, ok? “Ma egli sta meglio”: poi vedremo, vedrete, tutto l’Effetto Placebo, come si spiega. Il concetto qual è, figlioli? Il concetto è questo – come quando viene fuori la Cura Di Bella: che la chemioterapia, quando voi avete un bambino di un anno, due anni, e che ha un tumore, una leucemia, e gli dovete fare una chemioterapia, e questo vi vomita, piange: qual è quel medico che vi dice “guarisce”? Nessuno. E allora se a una famiglia che ha un bambino così gli dite: “Io c’ho questa terapia, il bambino non sente nulla, e guarisce” e la famiglia gliela fa: ci crede. Ok? Queste sono le scelte tragiche che voi dovrete gestire. Perché purtroppo la Medicina su molte situazioni e su tante altre vi darà tanta soddisfazione, ma su tante altre… Cioè, quando si parla della vita, ragazzi, non si scherza. E ognuno la gestisce come vuole. Ma voi siete obbligati a proporre non i maghi e le fattucchiere e i miracoli: voi siete obbligati a indicare, non ad obbligare. Non si può obbligare nessuno, lo sapete. Voi siete obbligati a proporre la medicina ufficiale ma non a denigrare, a prendere in giro persone che non la  gradiscono. Perché voi non dovete mai abbandonare il malato. Il malato vuole accoglienza. Vuole questa empatia, il dialogo con voi. Per cui, voi avete questo obbligo, di formarvi tecnicamente. Ma guardate, è un obbligo morale, intellettuale, perché se uno si prepara, non può dare una terapia moderna, efficace, efficiente. E questo, voi lo capite bene, è il basic. Voi dovete studiare 49646493-baf5-4879-a3a5-f284a293cb43per prepararvi bene, ma non basta: la nostra professione prevede due tipi di virtù, che poi  ognuno se le gestisce come vuole: quella tecnica, e quella morale. Quella morale vi obbliga a fare una mastectomia se è necessaria per il bene del paziente. Voi dovete sempre operare non per il proprio bene, non perché vi chiamate il paziente cento volte per prendervi i soldi, voi dovete sempre… E, vedete, la Medicina è un’arte, una scienza complessa. Perché le persone non… Voi, quando vedete una persona in carrozzina: viene sempre portata da un’altra persona, no? Voi lo potete sperimentare mentalmente: quando noi abbiamo sempre bisogno di una persona, la nostra vita non è come la vorremmo, non siamo liberi. C’è sempre questo cordone ombelicale, questa riconoscenza che abbiamo. E dunque, dove voglio arrivare? Voglio arrivare che: il medico fa il vero medico quando, se è possibile, non vede più il malato. Questo è per dirvi come noi dobbiamo fare felici le persone. E una delle caratteristiche della felicità è l’autonomia, “Non ho bisogno di nessuno”. Questo è il nostro secondo obiettivo. Oltre alla preparazione tecnica, è chiaro, quest’altra ci deve sempre accompagnare: rendere il malato una persona autonoma. Le persone vengono da voi per non venirci più. E voi dovete cercare di fare questo, se è possibile, perché le fate felici. Perché la nostra professione è una professione che ha alla base la solidarietà. Poi ognuno lo fa per fare quello che vuole, fare soldi, per carità di Dio, non c’è problema, ma la base è questa. E allora voi a lezione mi dovete interrompere e dire “Io non ho capito nulla”. E’ questo è un percorso formativo universitario che nel caso della Medicina è fondamentale, perché quando siete sul malato, lì non vi fa sconti nessuno. Voglio arrivare a dire che non potrete dire “Io ho sbagliato”. Lì le ansie non hanno un reparto. O sei vivo o sei morto. Quando uno è morto, non c’è niente da fare. Allora, le vostre ansie, le vostre timidezze, in questi sei anni, non le dovete vedere come un impedimento ma come un percorso che vi aiuta a gestirle quando non ci sono conseguenze per gli altri. Ok?

Pubblicato in: Autrici, Conversazioni, Piccolezze

Epsilon

Stai studiando?

No, sono stanca.

Stanca? Perché?

Sono stancanti quattro ore filate di inglese e biochima! Finora nessun prof le ha mai fatte così! Sarà che sono materie più impegnative…

Sarà che sei deboluccia!

Ma anche no! Quella d’inglese, poi, fa come se fossimo al liceo: chiama dal posto. E ti fa leggere. E ti fa domande di comprensione. E a me sale  l’ansia.  Più che altro perché mi interroga davanti a una platea di 100 emeriti ignoti!

Anche quando seguivo io le lezioni di inglese faceva così, interrogava dal posto. Invece quello di statistica chiamava alla lavagna.

Ma che mi racconti?! Ma all’università, questo? Continua a leggere “Epsilon”